Nel museo in cui lavoro c’è un gift shop dove vendiamo souvenir, gadget e un corner di abbigliamento griffato e capsule collection ad alto budget.

Quel giorno mancano pochi minuti alla chiusura del museo e nel negozio stiamo già accompagnando gli ultimi visitatori verso le casse.

La sicurezza deve controllare le sale, verificare che l’edificio sia vuoto e chiudere tutti gli accessi, quindi non possiamo semplicemente restare aperti finché qualcuno decide di andarsene.

Una signora si presenta con una sciarpa da 140€ e mi mostra un punto del tessuto che, secondo lei, è difettoso.

“Questa è rovinata. Quanto sconto mi fa?”

Dubito che ci sia un capo fallato, considerando che i pezzi che vendiamo sono estremamente selezionati, ma non conosco abbastanza quell’articolo per decidere autonomamente se sia difettoso o meno, di sicuro non posso autorizzare una riduzione importante del prezzo.

Le spiego che dovrei farlo controllare da una responsabile, ma in quel momento il museo sta chiudendo e non c’è più tempo.

Guardo la sciarpa, ma non ci vedo nulla di strano, poi noto che c’è una sciarpa identica a quella che la signora ha in mano, quindi le suggerisco di prendere quella.

Strabuzza gli occhi:

“Si vede che lei non ne capisce signorina… comunque non mi interessa l’altra! Io voglio questa perché è rovinata e mi dovete fare uno sconto. Sentitevi fortunati se vi lascio 80€.”

“No signora, mi dispiace, non posso farlo, se proprio vuole, deve tornare domani e parlare con la responsabile, ora stiamo chiudendo il museo le chiedo gentilmente di accomodarsi verso l’uscita.”

Mi guarda come se le avessi proposto di attraversare l’Europa a piedi.

“Ma io domani non sono più qui. Sono una turista.”

Ancora… spiego che mi dispiace, ma la procedura è questa. Non posso inventare uno sconto su un prodotto da 140 €, tanto meno mentre la sicurezza aspetta che liberiamo il negozio.

“Mancano ancora 5 minuti. Il museo è aperto.”

“No, signora, avremmo dovuto chiudere 5 minuti fa. La sicurezza sta aspettando solo lei per chiudere il museo.”

A quel punto stremata le chiedo di lasciare la sciarpa sulla cassa e di dirigersi verso l’uscita. Lei non si muove.

“Non può chiamare qualcuno? Per una cosa del genere bastano 2 minuti.”

Il problema è che abbiamo già sforato l’orario di chiusura e quei 2 minuti esistono soltanto nella sua testa: bisognerebbe trovare la responsabile, farle vedere la sciarpa ed eventualmente è lei che decide se applicare uno sconto e modificare il prezzo alla cassa. Io non ho l’autorità per farlo e gli addetti alla sicurezza cominciano a spazientirsi.