Negozio di surgelati.
È la settimana intensissima di Ferragosto e, soltanto per quei giorni, lavoriamo in 2 facendo doppi turni.
Siamo stanche e, alla fine di una giornata interminabile, arriva una cliente che, tra l’altro, abita vicino al negozio. Mi “chiede”, quasi imponendomelo, di consegnare una torta gelato a sua cugina per farle una sorpresa.
All’inizio le dico di no: non facciamo consegne e, visto il periodo, non posso lasciare la mia collega da sola. Lei insiste, dicendomi che la cugina abita lì vicino. Mentalmente stanca di controbattere, alla fine accetto, faccio la consegna e torno in negozio.
Dopo qualche giorno si ripresenta, dicendomi che devo effettuare un’altra consegna, questa volta di una vaschetta di gelato. Le rispondo subito di no, ma lei, come se non avessi parlato, mi spiega che i destinatari abitano nel palazzo sopra il negozio.
Sto quasi per accettare, quando aggiunge:
“Però non so quando tornano.”
Le comunico l’orario di chiusura e lei ribatte:
“Vabbè, lì aspetti.”
Le spiego che, ovviamente, non ho alcuna intenzione di aspettare fuori dal palazzo.
“Vabbè, altrimenti glielo porta domani.”
“Domani è il 15 e, finalmente, dopo una settimana di lavoro senza sosta, il negozio resterà chiuso.”
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