Il ristorante è pieno e io sto cercando di prendere l’ordinazione di un tavolo che ha già cambiato idea 3 volte. Alla quarta apertura del menu, l’uomo seduto davanti a me indica una fotografia con l’aria di chi ha finalmente trovato qualcosa di poco rischioso.

“Signorina, questi nella foto sono paccheri?”

Gli confermo che sono paccheri e, visto che li ordino spesso anch’io quando finisco il turno, aggiungo che sono molto buoni.

Lui alza immediatamente gli occhi dal menu.

“Sono buoni per lei, ma non è detto che lo siano per me.”

Resto in silenzio. Non perché non sappia cosa rispondere, ma perché mi sembra una precisazione talmente ovvia da nascondere sicuramente qualcos’altro. Infatti, dopo pochi secondi, cambia pagina e parte con un’accusa che evidentemente aspettava di consegnare a qualcuno.

“Come questa vostra usanza di mettere la bottarga negli spaghetti con le vongole. Ma che razza di abbinamenti fate?”

Gli spiego che vongole e bottarga sono un abbinamento piuttosto classico, soprattutto nella cucina di mare.

“Mi sta dicendo che per voi è normale mettere i salumi nella pasta con le vongole?”

Gli chiarisco che la bottarga non è un salume: sono uova di pesce salate ed essiccate.

L’uomo guarda prima me, poi la fotografia del piatto.

“Ma a me sembrava un salume! E di cosa sa?”

Gli dico che dipende dal tipo: quella di muggine ha un sapore più intenso, mentre quella di tonno può risultare diversa, più decisa e sapida. Lui sembra ancora più preoccupato.