“Se la chiudo, la scatola non entra bene.”

In realtà entra. Bisogna soltanto sistemarla in modo diverso e perdere forse 5 minuti. Ma il cliente ha già deciso che noi stiamo complicando inutilmente un’operazione semplicissima.

“Tranquilli, non può cadere. È troppo pesante.”

Questa frase ci regala un momento di silenzio.

Provo a spiegargli che essere pesante non impedisce a un oggetto di muoversi. Anzi, quando comincia a farlo, tende a rendere l’esperienza ancora più costosa.

“Ho trasportato un sacco di roba così. So quello che faccio.”

A quel punto gli chiediamo almeno di firmare il documento di ritiro, sul quale annotiamo che il cliente ha rifiutato il fissaggio e ha scelto di partire con la sponda abbassata.

La parola “rifiutato” gli dà fastidio.

“Non ho rifiutato. Ho detto che non è necessario.”

Per evitare di aprire un dibattito filosofico sulla differenza, gli consegniamo i documenti. Sale in cabina e parte con il televisore immobile nel cassone.

Per circa 20 metri.

All’uscita del parcheggio c’è un piccolo dosso. Il cliente lo affronta lentamente, come promesso. Il televisore si inclina, scivola verso il fondo del cassone, supera la sponda abbassata e cade sull’asfalto con un rumore che sentiamo perfettamente dal magazzino.

La scatola si apre su un lato. Il polistirolo si spezza. Il televisore, che fino a quel momento aveva trascorso una vita irreprensibile, acquisisce in pochi secondi più danni di quanti ne avrebbe accumulati in 15 anni di utilizzo.

L’uomo scende dall’autocarro e rimane a fissarlo in mezzo alla strada.

Poi si gira verso di noi.

“Avete visto?”

Purtroppo sì. Avevamo visto anche tutto ciò che era successo prima, dettaglio che sarebbe diventato importante pochi minuti dopo.

Lo aiutiamo a liberare il passaggio e a riportare la scatola verso il negozio. Lui entra al banco assistenza con l’aria indignata di una persona alla quale sia stato appena consegnato un prodotto difettoso.