Quest’estate ho fatto la guida turistica nel mio paesino. Un lavoro che a volte è faticoso, ma che mi permette di vedere il mio borgo con occhi diversi, quelli dei turisti.
La visita più richiesta è quella nel canyon: passerelle sospese, panorami mozzafiato e quell’aria fresca che in pieno agosto sembra un miracolo.
Quel giorno il gruppo era tranquillo: famiglie, coppie, qualche ragazzo che scattava foto ogni tre passi. Dopo un’ora di camminata tutto filava liscio. Niente domande strane, nessuno che si lamentava.
Finché una signora sulla quarantina si avvicina a me, con tono serio, quasi da rimprovero:
«Certo che è una bellissima esperienza… ma è pubblicizzata proprio male! Non c’è niente in giro, dovreste promuovere queste cose, altrimenti chi volete che venga!»
Io un po’ sorpresa, un po’ divertita, rispondo:
«Veramente, signora, per quanto ne so io il canyon è sponsorizzato piuttosto bene. Ci sono cartelli ovunque, volantini nei bar e negli hotel, e questa estate abbiamo avuto moltissimi visitatori…»
(mi verrebbe da aggiungere: come lei, che infatti è qui!).
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