Dietro di me qualcuno cambiò corsia. Un altro abbandonò direttamente il negozio. Una signora sussurrò: “Io torno dopo”, come se stesse lasciando un luogo contaminato.

Alla fine, dopo un tempo che non saprei quantificare — minuti? ore? un’era geologica? — il salumiere incartò il tutto con una lentezza cerimoniale. Mi porse il pacchetto.

“Ecco qua. Perfetto per…”

“…gli spiedini”, dissi io.

Ci guardammo. Un momento di silenzio. Un’intesa muta. Forse rispetto reciproco. Forse solo stanchezza.

Pagai e me ne andai.

Ancora oggi non so se quel prosciutto fosse davvero adatto.
Ma una cosa è certa: mia moglie ha fatto degli spiedini.