Il disagio anche in questo periodo non va in vacanza.
“Mi dà un bel pezzetto di cotto? Mia moglie deve fare degli spiedini”.
“Quanto spesso? Taglio al coltello o con l’affettatrice?”
“Non so, veda lei… una bella fetta, che mia moglie lo taglia per fare degli spiedini!”
“Spessa così?”
(mostrando con le dita uno spessore che poteva voler dire tutto o niente, tipo unità di misura inventata sul momento).
“Faccia una bella fetta… serve a mia moglie per gli spiedini. Un bel pezzetto da 1,5/2 hg”.
“Ah, allora taglio una fettina un po’ più spessa con l’affettatrice. Ok, ok”.
“Sì, va bene… serve a mia moglie…”
“Mi lasci indovinare! Deve fare degli spiedini?”
E lì ho capito che non ne saremmo usciti vivi.
Intorno a noi la fila cresceva. Una signora con le mani sul carrello iniziava a sbuffare a intervalli regolari, come un metronomo del disagio. Un anziano dietro di me cercava di capire se fossimo fermi per un problema tecnico o per una forma avanzata di incomunicabilità umana. Il numero sul display era fermo, immobile, come se anche lui avesse deciso di non prendere posizione.
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