Lavoro come segretaria nel centro olistico di un paese.
Un giorno me ne stavo tranquilla alla mia scrivania, in quel momento sospeso in cui non succede mai niente ma sei comunque pronta a tutto, quando entra un potenziale nuovo cliente. Passo deciso, espressione seria, in mano una piccola bottiglia stretta come fosse una prova del delitto.
“Buongiorno signorina, volevo parlare con il dottore olistico”.
“Buongiorno a lei, in questo momento è impegnato, ma se vuole può riferire a me”, rispondo con il mio miglior tono professionale, quello che uso quando non ho idea di cosa stia per succedere.
“Va bene. Allora, io ho quest’olio e volevo sapere qualcosa”, dice, alzando leggermente la bottiglietta come per farmela esaminare a distanza di sicurezza.
Io annuisco, già confusa ma ancora fiduciosa.
“Cosa vorrebbe sapere?”
“Volevo sapere se il dottore poteva dirmi qualcosa”.
Piccola pausa. Lo guardo. Lui guarda me. L’olio nel mezzo, silenzioso.
“Sì, ma cosa vorrebbe sapere? Vuole vendere il suo olio?”
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