“No, no, macché vendere…”
(pausa)
“Allora signorina, io ho quest’olio e volevo sapere se il dottore poteva dirmi qualcosa…”
(altra pausa, più intensa, quasi riflessiva)
“io ho fatto l’olio… e lo sento acido…”
E lì ho sentito qualcosa incrinarsi dentro di me. Tipo la logica.
Cerco comunque di restare nel ruolo, professionale fino alla fine.
“Signore, che tipo di informazione le serve esattamente?”
“Signorì,” fa lui avvicinandosi un po’, abbassando la voce come se stesse per rivelarmi un segreto di stato, “che ci posso mettere all’olio per farlo diventare più buono?”
Io lo guardo. Poi guardo la bottiglia. Poi di nuovo lui.
Nel frattempo, nella mia testa, una vocina: non ridere, non ridere, non ridere.
“Guardi… forse ha sbagliato posto. Noi qui facciamo massaggi”.
Silenzio.
“Ma come massaggi?”
(mi guarda, sinceramente perplesso)
“Non siete dottori dell’olio?”
E lì, senza darmi il tempo di elaborare, rispondere o semplicemente esistere, gira sui tacchi ed esce.
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