Negozio di cartucce.
Entra un cliente che, a prima vista, sembra appena rientrato da una spedizione sull’Everest: capelli all’aria, giacca mezza aperta, respiro corto. Lo guardi e ti viene spontaneo chiederti se fuori ci sia una bufera o se abbia semplicemente parcheggiato troppo lontano.
Si avvicina al bancone con l’andatura di chi ha visto un’oasi nel deserto. Si appoggia leggermente, come per recuperare le forze, e mi guarda con un misto di speranza e disperazione.
“Buongiorno, spero abbiate quello che cerco perché sono disperato”.
Io, nel dubbio, mi preparo mentalmente a tutto: cartucce introvabili, stampanti fuori produzione, pezzi di ricambio che esistono solo in qualche magazzino segreto.
“Mi dica, vediamo se posso aiutarla!”
Lui non risponde subito. Si gira lentamente, come in un film. Lo sguardo scansiona il negozio. Poi, all’improvviso, si illumina. Letteralmente.
Fa due passi decisi verso lo scaffale della cancelleria, quello che nessuno guarda mai davvero.
“Eccole finalmente! Prendo questa”.
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