Mi è successo l’anno scorso.

Ero in cassa al supermercato, nel classico momento in cui ti senti sotto pressione come se stessi partecipando a una gara a tempo: la cassiera che passa i prodotti a velocità supersonica, la fila dietro che avanza minacciosa, tu che cerchi di imbustare tutto senza far crollare le uova o creare una tragedia con lo yogurt.

Io lì, concentrata, modalità Tetris livello esperto: pasta giù, scatolame a lato, roba fragile in alto. Velocità, precisione, zero dignità.

Il cassiere mi passa lo scontrino mentre continuo a imbustare senza neanche guardarlo. Multitasking spinto. Poi, con la coda dell’occhio, vedo il suo braccio allungarsi verso di me.

Pugno chiuso.

E lì, senza alcun processo logico intermedio, senza una singola sinapsi che si prenda la responsabilità della decisione, il mio cervello fa:

“Oh. Saluto giovane. Interazione sociale. Vai.”

E io — tac — gli batto il pugno.