Lavoro in un piccolo negozio con l’ingresso tappezzato di cartelli che ricordano a tutti le norme vigenti.

Cartelli ovunque.
Grandi, piccoli, colorati, in grassetto.
Ce n’è uno sulla porta, uno accanto alla maniglia, uno all’altezza degli occhi e uno praticamente all’altezza della coscienza.

Eppure.

Ci sono solo io in negozio e, oltre a fare il mio lavoro, devo anche gestire gli ingressi, quindi controllo, spiego, ripeto, sorrido (più o meno).

A un certo punto entrano due persone insieme, tranquille, affiancate, come se nulla fosse.

“Scusate, se siete insieme uno dei due deve aspettare fuori”.

Lo dico con tono gentile, automatico ormai, quasi recitato.

Loro si fermano. Si guardano. Poi uno dei due prende la parola, con quell’aria di chi sta per dire qualcosa di molto logico.

“Sul cartello c’è scritto che può entrare solo una persona per famiglia…”

Io annuisco dentro di me. Sì, esatto, ci siamo, ha capito.