Io resto immobile alla scrivania, ancora con la postura da segretaria disponibile, ma completamente vuota dentro.
Dalla porta aperta sento partire il monologo.
Tutto rigorosamente in dialetto, volume crescente.
“Te l’avevo detto che era qui! I dottori dell’olio! E invece no, i massaggi! Ma cosa vuol dire i massaggi?!”
Una voce femminile prova a calmarlo, senza successo.
Lui continua, sempre più rosso in viso, gesticolando con la bottiglietta come fosse una prova schiacciante di qualcosa.
Io, da dentro, ascolto in silenzio. Immobile. Testimone involontaria di un dramma agricolo-olistico.
Quando finalmente il silenzio torna, mi siedo. Respiro. Guardo la mia scrivania.
E penso che forse, in fondo, quel giorno…
un po’ acida lo ero diventata anche io.
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