Care amiche e amici,
Ricordate, in quella novella di qualche tempo fa, quella famigliola felice il cui “pvincipino” venne beccato al nobile ditino da una gallina ovaiola??
Orbene…
Mentre tutto giulivo sistemo qualche quintale di concime imitando Thor de Tafazzi’s (nel senso che mi sto martellando con il mitico Mjöllnir la sacca scrotale gonfia come non mai), sento una voce, a me sinistramente familiare, provenire da qualche recondita corsia del mio antro malefico.
Utilizzo l’orecchio bionico di Jaime Sommers e sintonizzo la frequenza.
Oh mio dio, è proprio lei…
Sento mammina che dice al piccolo serpente a sonagli:
“Tesovo, tesovo non fave così, lascia stave i giocattolini pev i canniolini”.
Immediatamente la spia d’emergenza si illumina e comprendo che il mio ritorno sul vostro pianeta dagli inferi del mio magazzino sia necessario per la sopravvivenza del vostro mondo.
Mi lancio attraverso lo stargate che divide i nostri due universi (sì, lo so che a voi sembra una comunissima porta tagliafuoco, ma siamo bravissimi a non far vedere agli umanoidi la differenza) e, rientrato in possesso del comune ammasso cellulare che a voi sembra un comunissimo corpo, mi avvicino al luogo del misfatto.
Una tragedia…

Il piccolo Attila ha praticamente estirpato ogni pallina e pupazzetto dall’espositore lanciandoli ovunque.
Con un leggerissimo colpo di tosse (praticamente un tuono) richiamo l’attenzione di Sua Altezza Serenissima, la madre del piccolo Freddy Krueger.
Si volta, pensando forse di essere sulla passerella di qualche stilista e, ammiccando, mi sorride pensando di poter in tal modo evitare il fiume di maledizioni in swahili che ho imparato guardando Shaka Zulu…

Faccio notare in maniera britannicamente educata che il negozio non è lo zoo dove quella meravigliosa creatura del figlio può liberamente fare quel caspio che gli pare dicendo:
“Sono terribilmente desolato, ma in questo negozio vige la regola scacchistica numero 1, ovvero tutto ciò che tocchi poi lo compri, a meno che gli oggetti non tornino magicamente al loro posto”.
Rivolto al piccolo Hitler, dico gentilmente:
“Che facciamo? Rimettiamo a posto insieme???”.
Mammina dice:
“Su tesovino, vimetti a posto quei giocattolini insieme al signove, poi mammina ti povta all’apple stove a pvendeve un vegalino”.
Trascurando sta battuta, sintomatica del grave pericolo incombente sul futuro della vostra gente su questo pianeta, vedo che il piccolo demone, dopo aver raccolto gli oggetti, si allontana con mammina e, mentre mammina non vede, si gira e mi fa il dito medio, proprio quello beccato dalle galline.
Mentre lo fisso cercando di capire quale miseria educativa e culturale possa aver partorito un simile esemplare vedo che il piccolo si gira per farmi un ulteriore gestaccio, ma all’improvviso…
PEM!!!
Una craniata cosmica sul cancello d’ingresso.
Col sorriso stampato sul viso saluto il piccolo Stalin.
Buona giornata!