Non apprezzò la risposta.
Quando la luce tornò, aprimmo regolarmente e poco dopo il tizio tornò nel negozio, ma questa volta solo per dirmi che aveva comprato i jeans in un altro negozio del centro e li aveva pagati meno dei nostri.
“Lei è sicuro che siano gli stessi?”
“Certo, stesso modello, stessa taglia. Lei si deve vergognare perché ha fatto perdere una vendita al negozio e no nè stata capace di servire un cliente.”
A quel punto tirò fuori i pantaloni e li buttò sul bancone, perché il suo primo istinto era stato quello di buttarmeli in faccia.
Li guardai un attimo, poi l’occhio mi cadde sul cartellino e a quel punto non resistetti:
“Signore, noi vendiamo jeans Levi’s, i suoi sono marchiati XXXX. Comunque ha fatto un affare, signore: li ha pagati quasi quanto i nostri… un po’ meno, poco a dire il vero…”
Lui sussultò letteralmente, mentre il figlio, rimasto qualche passo indietro, abbassò la testa per nascondere una risata.
“Grazie comunque della visita e arrivederci.”
“Ma come, costano uguale?”
“No no, lei li ha pagati 5€ e qualcosa meno…. Come vede dal cartello, in questo periodo i nostri sono scontati del 30% quindi, quasi lo stesso presso… certo lei ha comprato i XXXX, non li conosco, ma sicuramente saranno uguali ai nostri.”
Se ne andò nero in volto. Mentre andava via, sentii il figlio dirgli:
“Babbo, hai fatto una figuraccia, hai voluto tornare per dire che hai pagato una marca sconosciuta quanto i Levi’s”
Si allontanarono mentre il figlio continuava a ridacchiare e il padre…. non la vedevo più la sua faccia, ma credo fosse più nera di prima.
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