Metà del centro commerciale era senza corrente a causa di un guasto alla centralina. In alcuni negozi, compreso il nostro, si spensero le luci, ma anche le casse, i terminali e soprattutto le luci nei camerini, che rimasero nel buio più totale.

A quel punto facemmo uscire tutti e chiudemmo l’ingresso.

Rimanemmo dentro in attesa di istruzioni, o del ritorno della luce, finché un uomo si presentò davanti alla serranda con il figlio adolescente.

“Dobbiamo provare soltanto un paio di jeans. Ci mettiamo 2 minuti.”

Gli spiegai che il negozio era completamente al buio, i camerini non potevano essere utilizzati e le casse erano fuori servizio.

“Non serve la cassa. Sappiamo già quello che vogliamo. Li proviamo e torniamo più tardi.”

Gli dissi che non potevo fare entrare clienti in uno spazio privo di illuminazione: era anche una questione di sicurezza. Il figlio fissava il pavimento e sembrava desiderare che la corrente mancasse anche nel resto del mondo.

Alla fine si allontanarono.

La sede centrale ci disse che dovevamo chiudere fino a quando la luce non fosse tornata. Neanche loro riuscivano a sapere quanto tempo sarebbe servito per risolvere il problema, quindi ci chiesero il favore di aspettare.

La mia collega rimase nel negozio e io decisi di andare a vedere un negozio di telefonia in cui non era saltata la luce. Da qualche giorno stavo valutando di comprarmi un nuovo telefono, quindi, mentre aspettavo il ripristino della corrente, entrai.

Appena mi avvicinai al banco, vidi il tizio dei jeans con il figlio.

Mi stava osservando come se mi avesse sorpresa a violare personalmente la legge che gli avevo appena imposto. Subito mi disse:

“Quindi Lei può fare acquisti e noi no?”

“Sì, perché questo punto vendita è aperto, illuminato e ha le casse funzionanti.”