Lavoro in una catena che vende articoli per la casa, decorazioni e giocattoli. Una cliente arriva alla cassa con una donna più anziana e appoggia sul banco una grossa confezione presa dal reparto giochi.

Passo il codice a barre.

“29,99 €.”

La cliente mi guarda come se avessi aggiunto 25 € di tasca mia.

“Guardi che costa 4,99 €.”

Controllo il terminale: il codice corrisponde e non ci sono promozioni. Glielo spiego, ma lei non ha dubbi.

“Sullo scaffale c’era scritto 4,99 €. Dovete darmelo a quel prezzo.”

Chiedo a una collega di controllare il reparto. Torna con il cartellino corretto: descrizione, codice del giocattolo e prezzo di 29,99 €.

Penso che la questione sia chiusa.

“Non era quello. Io l’ho trovato dove c’era scritto 4,99 €. Venite, ve lo faccio vedere.”

La seguo dall’altra parte del negozio. Superiamo completamente il reparto giocattoli e arriviamo tra i casalinghi. La cliente indica uno scaffale quasi vuoto sul quale qualcuno ha abbandonato la confezione.

Sotto c’è davvero un cartellino da 4,99 €, ma riporta chiaramente il nome e la fotografia di un set di contenitori da cucina.