Lavoro alla Lidl da 14 anni e pensavo di aver ormai sentito ogni possibile teoria sulle casse, sui prezzi e sulle promozioni.
Oggi, però, un cliente è riuscito a spiegarmi che aumentiamo apposta i prezzi per guadagnarci sullo stipendio.
Tutto comincia con una confezione di detersivo che sullo scaffale risulta a 4,49 €, mentre alla cassa passa a 4,99 €.
Il cliente se ne accorge subito.
“Ecco, lo sapevo. Avete cambiato di nuovo il prezzo.”
Gli dico di aspettare un momento e chiamo una collega perché controlli l’etichetta. Se il prezzo esposto è davvero 4,49 €, gli applichiamo quello, come è giusto che sia.
La collega torna con il cartellino. L’offerta è terminata, ma l’etichetta non è stata ancora sostituita. È un nostro errore, quindi correggo il prezzo e gli restituisco i 50 centesimi.
Problema risolto, penso.
“Sì, ma se non me ne accorgevo ve li tenevate.”
Gli spiego che né io né la mia collega ci teniamo niente. I prezzi vengono caricati nel sistema, gli articoli passano tramite il codice a barre e noi non riceviamo una percentuale sugli errori.
“Questo lo dice lei. Magari a fine mese vi danno qualcosa in più.”
Lo guardo, cercando di capire se stia scherzando.
Secondo lui, quindi, Lidl avrebbe inventato un premio aziendale segreto: 50 centesimi sul detersivo, 30 sullo yogurt, 20 sui biscotti e, raggiunta una certa cifra, la cassiera vince un aumento.
Gli spiego che ogni operazione in cassa viene registrata, le differenze vengono controllate e un ammanco non è certo una fonte di guadagno per chi lavora. L’indennità di cassa, quando prevista, serve a compensare una responsabilità, non è una commissione sugli errori.
“Sarà… però ti avviso bella, nel gruppo del paese dicono tutti che lo fate apposta.”
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