Sono da poco passate le 08:00 e il supermercato ha appena aperto. Il giorno prima mi ero occupata della chiusura e avevo lasciato la zona delle casse pulita, ordinata e pronta per il turno successivo.
La mattina dopo, naturalmente, il turno successivo era di nuovo il mio.
Mi assegnano alle casse automatiche. Devo controllare 4 postazioni, autorizzare la vendita degli alcolici, intervenire quando la bilancia non riconosce un prodotto e spiegare per la millesima volta che “appoggiare l’articolo nell’area di imbustamento” non è un consiglio, ma l’unico modo per far proseguire la cassa.
Il primo cliente della giornata arriva con pochi prodotti e si dirige verso una delle postazioni libere. C’è anche una cassa tradizionale aperta e non ha praticamente fila, ma lui sceglie il self-checkout.
Appoggia il cestino e, prima ancora di iniziare, mi guarda.
“Ormai fate fare tutto ai clienti. Voi state lì a guardare e noi dobbiamo pure passarci la spesa.”
Gli faccio presente che può tranquillamente utilizzare la cassa servita, pochi metri più avanti.
“No, ormai sono qui. Però è una vergogna: uno viene a fare la spesa e deve anche lavorare al posto vostro.”
Non provo neppure a spiegargli che è stato lui a scegliere quella postazione. Sono le 08:05 e sento di non avere ancora abbastanza caffeina nel corpo per affrontare un dibattito sul libero arbitrio.
Passa il primo articolo. La cassa gli chiede di appoggiarlo sul piano laterale.
“E adesso che vuole?”
“Deve mettere il prodotto nell’area di imbustamento.”
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