Lo fa, poi passa una confezione di biscotti. La appoggia nel punto sbagliato e la macchina si blocca.
“Vede? Non funzionano. Per questo dovreste stare alle casse invece di far perdere tempo alla gente.”
Mi avvicino, sposto i biscotti di 20 centimetri e sblocco la postazione.
“Eh, certo, se bisogna conoscere tutti questi trucchi…”
Il trucco, in questo caso, consisteva nel mettere la spesa nel posto indicato sullo schermo, illuminato da una freccia verde grande quanto la mia residua voglia di vivere.
Continua a passare i prodotti commentando ogni messaggio della cassa e ricordandomi, a intervalli regolari, quanto siamo pigri. Io resto lì, intervengo quando serve e cerco di non fargli notare che, in meno di 5 minuti, mi ha chiamata 3 volte pur sostenendo che non sto facendo nulla.
Finalmente paga. La macchina stampa lo scontrino, lui lo prende, lo guarda appena e poi lo accartoccia.
Penso che lo infilerà in tasca.
Invece lo lascia cadere deliberatamente sul pavimento, proprio davanti a me.
Poi indica la pallina di carta con il mento.
“Guardi che il pavimento è sporco. Qualcuno dovrebbe pulire.”
Resto ferma per qualche secondo. Sono sempre stata educata con i clienti, anche con quelli che sembrano arrivare già arrabbiati perché il supermercato ha avuto l’arroganza di aprire senza consultarli.
Quella mattina, però, avevo chiuso il negozio il giorno prima, ero tornata per l’apertura e quel pavimento era pulito fino a quando lui non aveva deciso di sporcarlo per dimostrare che era sporco.
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