Lavoro nello stesso supermercato da oltre 20 anni e sono sempre stata gentile con tutti. Anche con chi non saluta, con chi ti lancia i soldi sul banco e con chi, mentre servi un’altra persona, comincia a parlarti come se quest’ultima fosse trasparente.
Quel giorno eravamo soltanto in 3 a gestire tutto il punto vendita: un collega era in cassa, io sistemavo gli scaffali e l’altro passava la macchina lavapavimenti. Sì, dobbiamo fare anche quello, a orari stabiliti, perché evidentemente merce, pane, pulizie e clienti hanno tutti la cortesia di presentarsi uno alla volta.
Mentre lavoro sento una voce stridula provenire dalla fila.
“SIGNORINAAAAA, APRIAMO UN’ALTRA CASSA?”
Mi giro. La fila non arriva in fondo al negozio: ci sono alcune persone in attesa e lui ha in mano 3 articoli.
Gli rispondo che il collega sta procedendo e che, se necessario, sarei arrivata appena possibile.
Dopo neanche un minuto riparte:
“SIGNORINAAAAA, QUI STIAMO ASPETTANDO!”
Faccio finta di non sentire. Non è facile ignorare una voce capace di attraversare scaffali, frigoriferi e probabilmente anche il parcheggio, ma dopo oltre 20 anni nella grande distribuzione sviluppi capacità che neppure i monaci tibetani.
Proprio in quel momento la macchina lavapavimenti si blocca. Il collega mi chiama perché, dopo tutto questo tempo, quelle macchine infernali le conosco abbastanza bene. Mi avvicino, mi abbasso e provo a capire se il problema sia nel tubo o nel serbatoio di recupero.
Dalla cassa arriva di nuovo il richiamo.
“SIGNORINAAAAA! APRIAMO QUESTA CASSA?”
Gli rispondo che deve aspettare un attimo perché sto aiutando un collega con un guasto.
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