La signora finalmente smette di cercare e alza gli occhi.

Fino a quel momento aveva guardato solo noi, il banco e la sua borsa.

Adesso si guarda intorno davvero, fa due passi indietro.

Osserva il locale e a quel punto la voce le cambia.

“Però… effettivamente mi sembra un po’ diverso.”

Ecco.

Il nostro locale era tutto sul marrone, legno, bar, caffetteria.

Quello accanto era una piadineria bianca e grigia.

Non proprio una differenza sottile.

Tipo confondere una baita con uno studio dentistico.

Lei capisce, noi capiamo che ha capito.

I clienti capiscono che ha capito.

Per un secondo sembra quasi che stia per dire quella parola rarissima, quella che in certi casi pesa più di una piadina crudo e squacquerone.

“Scusate.”

Invece no.

Stringe la borsa, si gira e se ne va.

Senza una parola, un cenno e nemmeno un “ah”.

La vediamo uscire e dirigersi verso la piadineria.

Il mio collega aspetta che sia andata, poi si accarezza la barba e fa:

“Secondo te con una treccia sto bene?”

E niente.

Da quel giorno ho capito che una persona può non riconoscere il locale dove è stata cinque minuti prima.

Può dimenticare lo scontrino.

Può accusarti con una sicurezza da tribunale.

Ma la collega mora con la treccia, quella no.

Quella resta scolpita nella memoria.

Peccato lavorasse nel negozio accanto.