Ciao, vi seguo da un po’ e questa ve la devo raccontare perché ancora oggi, quando qualcuno entra dicendo “sono qui per ritirare”, io controllo prima la faccia, poi l’ordine, poi mentalmente anche l’esistenza del locale.

Lavoro in un posto che fa bar, caffetteria e anche punto ristoro, quindi piadine, piatti caldi, roba veloce da pausa pranzo.

Un paio di anni fa ero in turno con un collega, uno degli unici due uomini del locale.

A un certo punto entra una signora sui settant’anni, molto sicura, borsa al braccio, sguardo da “ho già pagato, non fatemi perdere tempo”.

Si pianta davanti al banco.

“Buongiorno signora.”

“Buongiorno, sono venuta a ritirare le piadine.”

Io mi giro, controllo dove teniamo gli ordini pronti.

Vuoto!

Chiedo in cucina…. niente.

Guardo il collega.

“Tu hai preso piadine da asporto?”

“No, solo caffè.”

Torno da lei cercando di restare sorridente.

“Signora, per caso le aveva ordinate al telefono? O magari ieri?”

“No, sono passata prima.”

“Prima oggi?”

“Sì, certo.”

Lo dice così convinta che per due secondi penso di aver avuto un blackout lavorativo.

“Guardi, qui non risulta nessun ordine.”

La signora si irrigidisce subito.

“Come non risulta? Io le ho ordinate, le ho pagate e avevo anche lo scontrino.”

“Perfetto, allora se mi fa vedere lo scontrino controlliamo subito.”

La signora mette la mano nella borsa.

Sguardo un po’ meno combattivo.

“Eh, ma io mica tengo gli scontrini dopo aver pagato.”

E lì capisco che si apre il processo.

Perché io posso essere gentile, disponibile, sorridente, tutto quello che volete, ma rifare un ordine sulla fiducia no.

Non lo farei manco ai miei genitori.

“Si ricorda chi l’ha servita?”

“Certo. La vostra collega mora con la treccia.”