Negozio di biancheria intima.
Entra una signora con una maglia di lana acquistata pochi giorni prima.
L’appoggia sul bancone.
Era completamente infeltrita.
Rimpicciolita.
Sembrava la versione per Barbie di quella che avevo venduto.
“Questa me la deve cambiare!”
“Come mai, signora?”
“Guardi com’è diventata dopo un lavaggio! Non sono riuscita nemmeno a metterla una volta! Guardi, guardi… se vendete roba che si riduce così, questo negozio non farà molta strada!”
E io in effetti guardo: prima lei e poi la maglia: qualcosa non mi convince.
“Mi scusi… ha seguito le istruzioni riportate sull’etichetta?”
Mi interrompe subito.
“No! Io lavo tutto a novanta gradi!”
“…”
“Anche la lana?”
31 Maggio, 2021 alle 8:38 am
Come direbbe chi conosco io: questa è nata a Milano negli anni d’oro delle fabbriche km0, o della servitù…in via monte napoleone!
Per inciso, anche mia madre è nata a Milano, ma sa benissimo come si fanno le cose…
E sua suocera era marchigiana, per cui se si rovinava un capo di lana…. bhè non è mai capitato, ma non era una bella scena!
2 Ottobre, 2023 alle 7:24 pm
Nelle lavatrici domestiche potrebbero benissimo togliere i 90 gradi, non li usa nessuno! …solo la signora pazzoide.