Il caldo fa male, no, davvero. In questi giorni su Faccialibro ho letto cose che mi hanno lasciato senza parole e non so ancora se sia colpa delle temperature o se dobbiamo rivalutare la legge Basaglia.
Quello che mi è successo verso la fine di luglio, però, è riuscito a superarle tutte.
Lavoro al banco informazioni di un grande ipermercato all’interno di un centro commerciale del Centro Italia e, proprio durante una delle numerose ondate di caldo di quest’estate, arriva una cliente con 2 borse della spesa e lo scontrino in mano. Penso subito a un reso, ma quello che sta per accadere va oltre la comprensione umana.
La signora arriva trafelata e appoggia le 2 borse sul bancone. Immediatamente si sprigiona un odore talmente pestilenziale che mi vengono i conati. Lì per lì penso che stia provando a restituirci un cadavere.
Lei, senza fare una piega, apre le borse e ci mostra il contenuto. La mia collega si porta una mano al naso e le persone intorno cominciano a girarsi verso di noi, perché l’odore è davvero insopportabile. Una cliente si precipita perfino ad aprire le porte automatiche, nella speranza di far cambiare aria.
Dentro una delle borse ci sono confezioni di yogurt gonfie e in parte aperte, che hanno perso il contenuto rilasciando un siero maleodorante, a dir poco. Si intravedono anche alcune confezioni di affettato che non riesco più nemmeno a identificare. Le vaschette in atmosfera protetta sono completamente deformate e alcune hanno ceduto lungo il bordo. Hanno resistito soltanto quelle del formaggio, se così possiamo dire: la busta di quello che una volta doveva essere Asiago è piena di liquido e gonfia come un palloncino.
In fondo c’è anche una confezione di carne macinata. Vi risparmio la descrizione, perché quella era la parte peggiore dell’intero spettacolo. Non avevo mai sentito un odore simile.
Chiedo alla signora, forse con poca gentilezza, di chiudere immediatamente le borse, ma ormai la puzza di decomposizione ha invaso una buona parte dell’ingresso dell’ipermercato e i clienti sono comprensibilmente infastiditi.
Lei, invece, alza la voce:
“Voglio il rimborso di tutta questa spesa. È andato tutto a male.”
Provo a mantenere la calma. Mi porge lo scontrino, controllo la data e vedo che l’acquisto risale a 3 giorni prima.
“Quando si è accorta del problema?”
“Stamattina, quando ho aperto il bagagliaio.”
Penso di avere capito male.
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