A un certo punto il padre prova persino a far mettere il bambino in punta di piedi contro l’asta della misurazione.

Come se stessimo cercando di entrare in discoteca.

Dietro di loro la fila stava iniziando a innervosirsi.

Una signora sbotta:

“Ma se è troppo basso è troppo basso.”

Lui si gira anche contro di lei.

A quel punto capisco che la discussione è finita.

Chiamo la sicurezza interna.

Non perché avessero tentato di far salire il bambino.

Perché stavano creando problemi, bloccando l’accesso all’attrazione e insultando il personale.

Arrivano due addetti, spiego la situazione.

Gli viene chiesto di allontanarsi dall’ingresso della giostra.

Il padre continua.

Dice che farà chiudere il parco.

Che parlerà con gli avvocati.

Che siamo incompetenti e bla, bla, bla.

Vomita una serie di insulti che il bambino, ad un certo punto, si mette le mani sulle orecchie.

Credo che tante parolacce insieme non le abbia mai sentite.

Uno degli addetti alla sicurezza gli risponde con una calma quasi commovente:

“Signore, se suo figlio cresce di venti centimetri nei prossimi dieci minuti lo facciamo salire subito.”

Silenzio.

Persino alcune persone in fila ridono.

La moglie finalmente lo prende per un braccio.

Probabilmente aveva capito che la situazione stava diventando ridicola.

Se ne vanno borbottando e mostrando un dito medio al sottoscritto.

Il bambino invece era l’unico tranquillo di tutta la famiglia e cercava di convincere i genitori che, in fondo, era meglio così perchè quelle montagne russe gli facevano paura.

Mentre si allontanavano l’ho sentito dire:

“Papà, andiamo sulle macchinine”

E lì ho avuto la conferma definitiva.

Non era lui a voler salire sull’attrazione: erano i genitori che avevano deciso che lui fosse, abbastanza grande, abbastanza coraggioso e…. abbastanza alto per salirci!