Ride. Un po’. Ma non si muove.
Gli altri bambini già giocano, spruzzano, uno fa finta di essere un delfino e si incastra sotto la corsia. Tutto normale.
Dopo dieci minuti finalmente entra. Due passi, poi si aggrappa alla corsia come se fosse in mezzo all’oceano. Gli dico:
**“Guarda che si tocca. E anche se non si tocca, ci sono io.”**
Mi risponde:
**“Eh, ma tu sei magro, affoghi prima.”**
Grazie mille per la fiducia, piccolo.
Alla fine, con calma, riesce a fare mezza vasca con la tavoletta, a zig zag, tipo serpente ubriaco. Ma la fa.
A fine lezione, mentre si asciuga, si avvicina e mi sussurra:
**“Ho fatto finta di non avere paura. Ma ce l’avevo.”**
Gli do il cinque.
**“Hai fatto bene. Anche i pesci, all’inizio, hanno paura dell’acqua.”**
Ride. Stavolta di gusto.
La madre mi guarda, occhi lucidi, e dice:
**“Ma come fate a farli fidare così?”**
Semplice: noi non insegniamo solo a nuotare.
Insegniamo a buttarsi.
Anche con la paura.
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