Stabilimento, luglio, 38 gradi all’ombra, sabbia che ti fonde le ciabatte. Sto in postazione da ore, il mare è calmo ma la gente no.
Arriva un padre. Sudato, stravolto, due figli al seguito che già si urlano addosso. Si piazza davanti a me, tono da trattativa sindacale:
**“Senta, si possono portare le pistole ad acqua?”**
Io:
**“Finché non disturbano gli altri, sì.”**
Lui:
**“Ok, però se li rincorrono, è colpa loro.”**
Che vuol dire? Boh.
Dopo cinque minuti vedo il primo figlio sparare a raffica su una signora stesa al sole con la *Settimana Enigmistica*.
La signora salta su urlando, tipo gabbiano colto di sorpresa.
Scendo dalla torretta, vado a parlare con il padre.
**“Le avevo detto: senza disturbare gli altri.”**
E lui, tranquillo:
**“Eh ma non è colpa mia, io gliel’ho detto.”**
**“Ma ha 6 anni, scusi. Se gli dice di sparare alla gente, quello lo fa.”**
E lui, ancora più tranquillo:
**“Appunto. È per questo che le chiedevo prima.”**
Capito la logica?
Se ti avvisa prima che i figli sono delle schegge impazzite, allora può lasciarli fare.
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