A quel punto sospira e se ne esce con la classica difesa universale:

— “Eh ma oggi ho un po’ di stanchezza.”

Certo.
Non dorme da tre anni, immagino. Solo oggi. Proprio davanti al tabellone.

Gli metto davanti una lente con una correzione lieve, niente di traumatico.

— “Provi ora.”

Lui guarda.
Si raddrizza sulla sedia.
Gli occhi si aprono come se avesse appena scoperto l’HD.

— “Wow! Perfetto!”

Legge tutto. Veloce. Sicuro. Senza esitazioni.
La riga sotto.
Quella ancora sotto.
Potrebbe leggere anche il numero di serie del tabellone.

Io annuisco:

— “Perfetto. Quindi direi che ha bisogno di occhiali da vista.”

Lui si blocca.
Mi guarda.
Poi guarda il tabellone.
Poi guarda la lente.

— “No no… io ci vedo benissimo.”

Silenzio.

Io.
Lui.
Il tabellone con le lettere.
Tutti e tre sappiamo che sta mentendo.

— “Senza lente non leggeva nulla.”

— “Eh ma… se mi concentro…”

— “Con la lente ha letto tutto subito.”

— “Sì ma… cioè… non è che ne ho bisogno.”

È qui che parte la fase di negoziazione emotiva.

— “Vabbè dai, magari li faccio…”