Sala piena, gente seduta ai tavoli, altri in fila al banco, il rumore continuo della piastra che sfrigola e delle ordinazioni che arrivano una dietro l’altra.

Entra lei.

Si avvicina al banco con passo deciso, senza nemmeno guardare quanta gente ci sia intorno.

“Volevo 10 piadine.”

Io sorrido, cerco di essere gentile nonostante il caos.

“Guardi, gliele faccio il prima possibile, ma c’è un po’ da aspettare… Vado a chiedere al cuoco quanto.”

“Ecco, brava.”

La cucina è piccolina, ma è lunga almeno una decina di metri. Devi attraversarla tutta per arrivare alla piastra dove lavora il cuoco.

Io parto.

Passo davanti al frigorifero, poi alla zona dove prepariamo gli ingredienti, poi alle cassette della farina, poi alla pila di piatti sporchi che aspettano di essere portati dietro.

Arrivo in fondo.

Il cuoco è da solo.

Davanti a lui ci sono almeno **25 crescioni** e **20 piadine** già in lavorazione. La piastra piena, le mani che vanno a velocità disumana, uno gira l’impasto, uno farcisce, uno chiude.

Gli chiedo:

“Oh, senti, per dieci piadine quanto pensi?”

Lui alza lo sguardo solo mezzo secondo.