Lavoro in un negozio di casalinghi e quella mattina sono in cassa da appena 30 minuti quando arriva un uomo sulla sessantina con un termometro digitale.

Lo appoggia sul bancone e mi dice che non funziona, quindi vuole restituirlo. Gli rispondo che non c’è alcun problema e gli chiedo lo scontrino.

“Non ce l’ho.”

Gli spiego che in quel momento siamo soltanto in 2 e nessuna delle due ha l’autorizzazione per cercare manualmente una vendita nel gestionale. Se aspetta circa 30 minuti, la collega responsabile può recuperare l’acquisto utilizzando la data, l’importo e la carta con cui ha pagato.

Non è la risposta che sperava.

“Io non devo aspettare proprio niente. Lo scontrino non ce l’ho perché tu non me l’hai dato.”

Ricordo perfettamente la vendita e ricordo anche di avergli consegnato lo scontrino, ma lui insiste.

“No, sei una bugiarda. Non me l’hai dato perché adesso non vuoi restituirmi i soldi.”

Provo nuovamente a spiegargli che non sto rifiutando il reso: deve soltanto aspettare il rientro della responsabile. Lui, però, ha ormai abbandonato il termometro e sta misurando la mia professionalità.

“Siete sempre uguali. Quando dovete vendere va tutto bene, quando dovete rimborsare inventate le regole.”