Spinge, tira, scuote la maniglia. A un certo punto infila anche la mano vicino alla serratura, come se potesse in qualche modo “convincere” la porta ad aprirsi.
Finché succede.
Un crack secco.
Silenzio.
Noi ci guardiamo.
Lei si ferma.
La chiave, inserita nella serratura dall’interno, si è piegata. Storta. Bloccata.
A quel punto non era più una questione di “aprire prima”: non si apriva proprio più.
Risultato? Apriamo… con dieci minuti di ritardo. Non per scelta, ma perché fisicamente impossibilitati ad aprire quella benedetta porta.
Dopo vari tentativi, imprecazioni trattenute e manovre improbabili, capiamo che non c’è nulla da fare.
Per un attimo temiamo davvero di dover chiamare i vigili del fuoco.
Per fortuna, “solo” il fabbro.
Nel frattempo la signora, causa di tutto, è lì fuori che aspetta come se nulla fosse. Neanche particolarmente preoccupata, tra l’altro.
Quando finalmente riusciamo ad aprire — grazie al fabbro, ovviamente — entra.
La mia titolare, con una calma glaciale che io non avrò mai nella vita, le spiega la situazione e le comunica che i danni saranno a suo carico.
La signora cade dalle nuvole.
“Ma io volevo solo entrare…”
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