Io resto immobile. Il mio cliente pure. Lo guardo, mi guarda. Nessuno osa dire nulla. Stiamo assistendo a una scena che ha qualcosa di sacro, tipo un rito tribale. Due bambini che si nutrono di arredamento.
Passano tre secondi.
Cinque.
Otto.
Faccio per alzarmi, ma in quel momento la madre si volta.
Li guarda.
Li guarda bene.
Si guarda attorno.
Mi incrocia con lo sguardo. Io non dico nulla, non riesco neanche a fare la faccia “signora, ma tutto bene?”, perché temo che qualsiasi espressione venga confusa con invito a replicare.
Lei non fa una piega.
Non sussulta, non sgrida, non mostra segni di imbarazzo.
Allunga la mano, sfila il pezzo di spugna dalla bocca del figlio, prende anche il cono gelato, li appoggia con calma sul piano cottura esposto, afferra i due per mano e passa alla composizione successiva.
Come se nulla fosse.
Come se non avessero appena avuto un brunch a base di poliuretano espanso.
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