Rispondo al telefono tutto il giorno. Centralino, reception, chiamatele come volete.
A volte mi sento come l’oracolo di Delfi, solo con meno rispetto e più urgenze tipo:
«È urgente! Il toner è finito!»
oppure
«Mi passa l’ufficio che si occupa… del coso, sa, quello con le cose?»
Ma niente batte la telefonata delle telefonate.
Ore 10:17, suona il telefono.
«Buongiorno, sono Maria Luisa. Mi scusi se disturbo, ma ho un dubbio. Posso chiedere a lei?»
Tono gentile. Educata. Mi rilasso.
«Certo, mi dica pure.»
«Ecco, allora… io ieri ho chiamato. E mi ha risposto una voce. Non la sua. Una voce da donna, ma non quella di oggi. Una voce… più giovane. Un po’ più secca. Magari più nervosa. Ma cortese, eh. Però diversa.»
Io:
«Può essere, signora. Al centralino siamo in tre, facciamo i turni.»
Silenzio. Poi:
«Eh. No. Perché io ho chiamato per sapere una cosa… ma ora non mi ricordo cosa. Però mi ha risposto quella voce lì. E adesso vorrei parlarci. Con quella voce.»
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