Lavoro in un multicenter che fino al 31 dicembre dello scorso anno ospitava anche una biglietteria per concerti, gestita da una società esterna.
Dal 1 gennaio quella biglietteria ha cessato definitivamente l’attività.
Qualche giorno dopo, attorno al 15/20 di gennaio arriva un cliente.
“Scusi, ma la biglietteria è chiusa?”
“Sì, ha cessato l’attività.”
Lui annuisce.
“Sì, ho capito. Ma quando riapre?”
“No, forse mi sono spiegato male: non riapre. La biglietteria ha chiuso definitivamente.”
“Sì, sì, ho capito. Però magari riapre tra venti giorni?”
“No, signore. Non riaprirà tra venti giorni. Non riaprirà più, mai, finita. Chiusa per sempre.”
A quel punto mi guarda con una faccia sinceramente sgomenta.
“E allora uno come fa?”
“Può acquistare i biglietti online, sui siti tipo TICKET*** o VIVATI***.”
La soluzione non lo convince.
“Sì, ma se uno non è capace?”
“Purtroppo quella biglietteria non esiste più. Non dipende da noi.”
“Secondo me è molto scorretto.”
“Capisco, ma non posso riaprire un’attività di un’altra società che ha deciso di chiudere.”
Il cliente si gira e se ne va scocciato, come se fossi io la causa di quella chiusura.
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