“Eheheheh, 3,15 €! Voi ci provate sempre, eh?”
In realtà, l’unica cosa che avrei voluto provare era mandarlo a fare in culo, ma ho evitato, non per professionalità, che in quel momento era sotto le scarpe, ma per educazione.
Ha preso la lampada e l’ha rimessa a posto, evidentemente troppo cara.
Il punto più delicato di quei giorni, tuttavia, erano gli articoli ormai esauriti.
Una cliente arriva con una mug in gres (quelle con la T), una di quelle tazze disponibili in diversi colori, e mi chiede:
“Questa non c’è in un altro colore?”
Le spiego che tutto ciò che possediamo è esposto nella parte del negozio ancora aperta.
“Può controllare in magazzino?”
Il negozio avrebbe chiuso dopo 2 giorni, circa due terzi dei locali erano ormai vuoti e lo scopo della liquidazione era vendere ogni singolo pezzo.
Tenere delle mug segrete in magazzino sarebbe stato un piano commerciale abbastanza originale per un’azienda che, con i piani commerciali, era andata a picco, ma ormai non me ne fregava più niente.
Ne approfitto per andare nel retro. Non c’è più assolutamente nulla, persino le scaffalature del magazzino sono state parzialmente smontate.
Mi fumo una sigaretta e, quando esco, la tizia è ancora lì ad aspettarmi. Le comunico che ho cercato dappertutto, ma purtroppo la mug non è apparsa.
Lei mi fa l’unica domanda che la mia mente semplice non aveva potuto prevedere:
“Allora potete ordinarla?”
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