E lì ho dovuto allontanare il telefono per qualche secondo.

Perché evidentemente in tutti questi anni mi ero persa una delle funzioni segrete dei nostri trasportatori.

Quella che permette di materializzare un divano direttamente nel soggiorno attraversando muri portanti, finestre chiuse e leggi della fisica.

La cosa che mi lasciò più perplessa, però, è che il venditore aveva già fatto tutto quello che doveva fare.

Le misure erano state comunicate.

Sull’ordine era indicato chiaramente che si trattava di un blocco unico.

Sul contratto era scritto nero su bianco che il cliente doveva verificare accessi, porte, scale e ascensori.

E in fondo c’erano una bella crocetta e una firma a confermare di aver letto e compreso tutto.

La mia telefonata era semplicemente un’ultima verifica.

Una cortesia.

Una di quelle cose che, teoricamente, non dovrebbero nemmeno servire.

Da quel giorno ho capito che alcune persone firmano documenti nello stesso modo in cui accettano i cookie su internet.

Molto velocemente.

E con una fiducia quasi commovente nel fatto che i problemi si risolveranno da soli.

O che, in qualche modo, il divano troverà la strada.