Silenzio.
Mi guarda.
E con una convinzione disarmante:
“NO!!!”
Ecco. Lì.
In quel preciso momento sento il bisogno urgente di contare.
Uno… due… tre… fino a dieci. Lentamente. Molto lentamente.
Le lezioni di yoga, evidentemente, iniziano a servire davvero.
Sorrido — uno di quei sorrisi professionali, leggermente tirati ma ancora credibili — e passo oltre:
“Va bene, mi dica pure per la ricarica.”
E lì arriva la seconda parte dell’avventura.
“Il numero?”
“Eh… aspetti…”
Silenzio. Fruga nelle tasche, poi nella borsa. Poi tira fuori il telefono.
“Non lo so a memoria…”
Perfetto.
“Va bene, me lo legge dal telefono?”
“Eh… non so dove guardare…”
Respira. Inspira. Espira.
Alla fine troviamo il numero.
“Operatore?”
“Non lo so…”
Certo. Ovviamente.
Tra tentativi, schermate aperte a caso e qualche suggerimento, riusciamo a capire anche quello.
Faccio la ricarica.
Stampo lo scontrino.
Glielo porgo.
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