Il ragazzo non ha battuto ciglio.
Ha annuito.
Ha fatto una domanda. Poi un’altra.
Ha preso una confezione. Poi l’ha rimessa a posto.
Sembrava sinceramente interessato al mondo interiore di Gregorio.
A un certo punto abbiamo smesso di parlare di cibo e abbiamo iniziato a parlare di stile di vita canino.
Di consistenze emotive.
Di texture che “non disturbano”.
Del delicato equilibrio tra crocchetta e senso dell’esistenza.
Lui ascoltava. Sempre.
Con empatia. Con pazienza.
Con un autocontrollo tale da farci sospettare che fosse parte di un esperimento sociale o di un percorso di addestramento segreto.
Sono passati 48 minuti.
Li sappiamo con certezza perché a un certo punto abbiamo guardato l’orologio con quel misto di vergogna e stupore che precede le grandi rivelazioni.
Alla fine abbiamo acquistato un sacco da 2 kg.
Un prodotto attentamente selezionato, bilanciato, coerente con tutto ciò che avevamo detto.
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