Dopo quasi 20 minuti accettarono di ridurre le quantità. Il problema fu capire quali confezioni volessero davvero acquistare. Ogni prodotto eliminato provocava una nuova trattativa.
“Allora di questo ne lasciamo 2, però prendiamo altri 4 di quello.”
“Di quello ne avete già 4.”
“Sì, ma sono al limone. Quelli là sono al limone fresco.”
“È lo stesso prodotto, cambia soltanto il profumo.”
“Quindi per voi un limone e un limone fresco sono la stessa cosa?”
A quel punto non sapevo più se stessi lavorando in un supermercato o sostenendo un esame di botanica.
Quando finalmente riuscimmo a separare la merce acquistabile da quella che doveva tornare sugli scaffali, cominciai a passare i prodotti. Pensavo che il peggio fosse finito.
L’uomo estrasse dalla tasca un foglio A4 piegato in 4.
“Adesso deve applicarci questa promozione.”
Sul foglio compariva il logo della nostra catena, o almeno un suo lontano parente che aveva perso definizione durante il viaggio. Sotto c’era scritto, in caratteri enormi:
“OGNI 4 PRODOTTI ACQUISTATI, 10 € DI SCONTO IMMEDIATO.”
Non c’erano date, regolamento, punti vendita aderenti o riferimenti ufficiali. In compenso, il nome del supermercato era scritto correttamente in alto e con una lettera in meno in fondo. I caratteri cambiavano 3 volte nel giro di 6 righe e una parte del testo era evidentemente stata incollata sopra un rettangolo bianco.
“Dove avete trovato questa promozione?”
“Su Internet. L’abbiamo stampata apposta.”
Controllai il volantino ufficiale e il portale interno. L’offerta non esisteva.
“Mi dispiace, ma questa non è una nostra promozione.”
“Certo che è vostra. C’è il vostro logo.”
“Il logo si può copiare.”
“E allora perché permettete alla gente di copiarlo?”
Questa domanda mi colse impreparata. Non tanto per il contenuto, quanto perché sembrava sinceramente convinto di aver appena individuato la vera responsabilità del supermercato.
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