Chiamai di nuovo la responsabile. Lei prese il foglio, lo osservò per qualche secondo e indicò la frase stampata in fondo:

“Offerta valida in tutti i supermercati aderiti d’Italia.”

“Aderiti a cosa?”

“Alla promozione.”

“Ma la promozione non esiste.”

“Per voi. Su Internet c’è.”

La responsabile spiegò che un foglio trovato online non diventava un volantino ufficiale soltanto perché qualcuno ci aveva incollato sopra il logo della catena.

“Quindi state dicendo che Internet pubblica cose false?”

Per un attimo nessuno rispose. Non perché fosse una domanda difficile, ma perché non sapevamo da dove cominciare.

Quando capirono che non avremmo applicato lo sconto, decisero di non acquistare più nulla.

“Allora lasciamo tutto qui.”

Abbandonarono i 4 carrelli davanti alla cassa e se ne andarono con l’aria di chi aveva appena inflitto al supermercato una punizione esemplare. In effetti ci volle quasi un’ora per rimettere tutto sugli scaffali, quindi un certo danno morale riuscirono a provocarlo.

La parte migliore arrivò 2 giorni dopo.

La stessa coppia tornò con un nuovo foglio. Il logo era più nitido, i caratteri erano quasi tutti uguali e in fondo era comparso persino un timbro rosso:

“DIREZZIONE AUTORIZZATA.”

Era ancora falso, ma soprattutto “direzione” aveva una Z di troppo.

La responsabile li riconobbe prima che riempissero il secondo carrello e chiese di vedere subito il nuovo volantino.

“Questa volta c’è anche il timbro.”

“Sì, ma è falso.”

“Come fa a dirlo senza controllare?”

La responsabile indicò la parola “DIREZZIONE”.

“È scritto così perché è un documento ufficiale.”

Non saprei dire quale delle 2 Z conferisse ufficialità al documento.

La sicurezza li accompagnò all’uscita mentre continuavano a sostenere che il supermercato fosse obbligato a rispettare le promozioni pubblicate su Internet.

Vicino al cartello con il limite dei prodotti, la responsabile ne aggiunse uno destinato al personale:

“Se tornano quelli del volantino, controllare il foglio prima dei carrelli.”