Io annuisco piano, come si fa con i bambini o con chi potrebbe scappare da un momento all’altro.
“Ah… quindi… un peluche?”
Lui si offende, ma educatamente:
“No no, un cane vero. Ma semplice.”
Un cane base.
Versione demo.
A quel punto gli spiego, con la calma di chi l’ha già fatto mille volte, che nessun cane è un soprammobile, che anche quelli piccoli richiedono attenzioni, passeggiate, affetto, tempo, responsabilità. Che respirano. Vivono. Sentono.
Lui ascolta. O almeno tiene gli occhi aperti mentre parlo, che è già tanto.
Poi fa due passi nel negozio. Lentissimi. Come se stesse maturando una grande decisione di vita.
Si ferma davanti all’acquario con i pesci rossi. Li guarda muoversi tutti insieme, sincronizzati, vuoti dentro ma molto coerenti.
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