Scelgo il più calmo. Quello che sembra già rassegnato alla vita.

Lo prendo col retino. Prima di metterlo nel sacchetto lo guardo negli occhi. Un attimo lungo. Intenso.
Gli dico sottovoce:
“Mi raccomando, fingi.”

Il cliente paga. È felice. Felice davvero.
Esce dicendo:
“Lui sì che capirà il mio ritmo di vita.”

Io resto lì. Con il sacchetto vuoto in mano.
A pensare che quel pesce vivrà meglio di molti cani.
Silenzio. Routine. Nessuna aspettativa.

Giuro.
Se torno domani e il pesce ha imparato a dare la zampa, io cambio lavoro.

Ma se torno e il pesce ha chiesto ferie…
apro un centro di adozione per umani.