Ore 16:43.
Giornata tranquilla, di quelle che ti fanno abbassare la guardia. Tre tesi da stampare (“tanto sono solo 180 pagine”), due fotocopie fronte/retro fatte male perché “non importa l’ordine, poi le sistemo io” (spoiler: non le sistemano mai) e uno che ha provato a scannerizzare il suo portafoglio per “salvare la carta d’identità nel cloud”.
Gli ho detto che non funziona così.
Mi ha guardato come se fossi io quello vecchio.
Poi entra lei.
Sui 30. Vestita bene, troppo bene per uno che entra in copisteria alle quattro e quarantatré. Sicura, passo deciso, quell’aria da persona che ha appena fatto un corso di crescita personale e ora sa cose.
Arriva al banco, tira fuori una chiavetta USB come se fosse una prova schiacciante e dice:
“Dovrei stampare un documento, ma dev’essere preciso, eh?”
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