Gestisco un’attività che riunisce bar, edicola e tabaccheria, quindi ogni giorno incontro una discreta varietà di persone. Quelle che sopporto meno, però, sono le persone convinte di conoscere il mio lavoro meglio di me.
Entra un cliente abituale con una busta in mano. Deve pagare una tassa provinciale tramite PagoPA e il nostro esercizio è abilitato sia come punto Mooney sia come punto LIS: possiamo effettuare quasi tutti i pagamenti, purché il cliente porti i documenti necessari.
Prima ancora di consegnarmi la busta, lui parte già con la risposta pronta:
“Tu questa non la paghi, vero?”
Riconosco la comunicazione e, vista la confidenza che abbiamo, gli rispondo:
“Guarda, soltanto ieri sono venute 3 o 4 persone a pagarla. Però, se preferisci, posso dirti che non la paghiamo.”
Mi guarda quasi stupito.
“Quindi la paghi?”
“Se c’è il bollettino PagoPA con il codice, sì.”
Apro la busta e controllo i fogli. Ci sono le istruzioni, l’avviso e le informazioni sulla tassa, ma manca proprio il documento indispensabile: il bollettino con il codice a barre e il logo PagoPA.
“Qui però non c’è il foglio necessario per effettuare il pagamento.”
“Quelli erano tutti i fogli nella busta.”
“Va bene, ma manca il bollettino con il codice.”
“Vedi che allora non la paghi?”
Cerco di spiegargli che il problema non è il servizio, ma il documento mancante. Lui però mi interrompe ogni volta:
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