Lavoro in un negozio di abbigliamento per bambini. Un giorno entra una signora e le vado incontro.
“Buongiorno, posso esserle d’aiuto?”
Senza rispondermi, si siede su un piccolo pouf e sospira profondamente. Rimane in silenzio per qualche secondo, poi finalmente esordisce:
“Vai in magazzino a prendere dei pantaloni invernali da maschio, però delle vecchie collezioni, così li pago poco.”
“Mi dispiace, signora, ma in magazzino non abbiamo nulla delle collezioni precedenti. Se vuole, però, posso mostrarle alcuni pantaloni esposti.”
“Mi stai mentendo solo perché vuoi farmi spendere di più. Tira fuori quelli scontati.”
Provo a spiegarle di nuovo che non tengo nascosti dei pantaloni vecchi in magazzino aspettando che qualcuno li scopra.
“Non le sto nascondendo nulla. I modelli disponibili sono questi e posso farle vedere quelli meno costosi.”
Mi guarda con l’aria delusa di chi mi conosce da anni e non si aspettava un simile tradimento.
“Sei cambiata, non sei più quella di una volta. Non si fa così! Prima o poi voi giovani imparerete. Starò qui seduta ancora un po’ e, quando ne avrò voglia, me ne andrò.”
A quel punto comincio seriamente a domandarmi se mi abbia confusa con un’altra commessa. La lascio seduta sul pouf e torno al mio lavoro.
È rimasta lì per almeno 10 minuti, in silenzio. Poi si è alzata, mi ha guardata e si è congedata con un solenne:
“Addio.”
Era la prima volta che entrava nel negozio. Non l’avevo mai vista in vita mia, quindi non ho ancora capito quando sarei cambiata né come fossi “una volta”.
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