Lavoro in una piccola panetteria dove, soprattutto nelle ore di punta, si forma spesso una coda che arriva fino al marciapiede. Per evitare discussioni abbiamo adottato il sistema dei numeretti, che dovrebbe rendere tutto più semplice. Dovrebbe, appunto.
Una mattina c’è parecchia gente e, mentre sto servendo, chiamo il numero 57. Si avvicina una vecchietta, nostra cliente abituale, ma prima che riesca a raggiungere il banco una signora le passa davanti, sgomitando e cominciando immediatamente a ordinare.
“Tre sfilatini e una mezzaluna!”
La vecchietta prova a protestare e mi mostra il suo numeretto, mentre l’altra è già pronta a farsi servire.
“Mi scusi, signora, che numero ha?”
“Sono io la prossima! Mi dia quello che le ho chiesto.”
“Veramente ho appena chiamato il 57 e questa signora ha proprio quel numero. Lei quale ha?”
“Ho detto che tocca a me, quindi muoviti!”
Ecco, quando un cliente comincia a darmi del tu e mi ordina di muovermi come se fossi al suo servizio personale, mi girano parecchio le palle.
Cerco comunque di mantenere la calma e le spiego che sto servendo la signora con il 57 e che, quando arriverà il suo turno, sarò ben felice di occuparmi anche di lei.
Intanto comincio a preparare il pane per la vecchietta, ma l’altra non ha nessuna intenzione di lasciar perdere.
“Guarda che mi ha detto quella signora là fuori che ero io la prossima! Quindi mi devi servire!”
Mi indica una donna che sta aspettando sul marciapiede insieme agli altri clienti, come se quella sconosciuta avesse improvvisamente assunto il ruolo di responsabile della panetteria.
“Signora, non so cosa le abbia detto la persona che sta fuori, ma qui serviamo in base ai numeretti. Mi fa vedere il suo, per favore?”
A questo punto, visibilmente infastidita, tira finalmente fuori il biglietto.
“Ho il 71! Ma quella signora mi ha detto che toccava a me e io non ho intenzione di aspettare!”
Lascia un commento