Al banco salumi ci sono clienti che riconosci dal modo in cui ordinano e altri che riconosci perché, ancora prima di servirli, sai esattamente che cosa succederà. Patrizia appartiene alla seconda categoria.

Viene praticamente tutti i giorni, prende il numero e poi comincia a chiacchierare con chiunque incontri. Conosce mezzo supermercato e dell’altra metà, probabilmente, sta ancora raccogliendo informazioni.

Quel pomeriggio chiamo il suo numero una volta, poi una seconda.

Nessuna risposta.

Guardo la fila, aspetto ancora qualche secondo e passo al cliente successivo. Patrizia è pochi metri più in là, impegnata in una conversazione che, dall’espressione, sembra avere rilevanza nazionale.

Servo una signora, poi un uomo, quindi chiamo un altro numero. A quel punto Patrizia si avvicina al banco agitando il biglietto.

“Ero io. Avevo il numero 42.”

“Ti ho chiamata 2 volte, ma non hai risposto. Sono andata avanti.”

“Eh, ma stavo chiacchierando.”

Lo dice come se fosse una giustificazione perfettamente valida e il banco salumi dovesse sospendere il servizio ogni volta che lei riceve aggiornamenti dal quartiere.

Mi sale un po’ la carogna, ma la conosco e ormai so che discutere richiederebbe più tempo che servirla.

“Va bene, dimmi, Patrizia.”

Lei resta in silenzio. Guarda prima me, poi l’affettatrice, quindi tutte le vaschette nel banco. Passano alcuni secondi durante i quali la fila alle sue spalle cresce e io comincio a domandarmi se abbia dimenticato perché è venuta.

“Un etto di cotto.”

“Quale preferisci? Ho questo, quello più magro e quell’altro in offerta.”

Patrizia indica il salume già montato sull’affettatrice.

“E quello che hai lì?”

“Quello è prosciutto crudo.”

“Eh, ma io ti ho chiesto il cotto.”

“Sì, infatti. Per questo ti ho mostrato i 3 prosciutti cotti.”