In un ufficio assicurativo ci sono momenti in cui 5 minuti fanno davvero la differenza. Quel pomeriggio stavo completando una polizza che doveva partire di lì a poco: se non avessi inserito tutto in tempo, il cliente sarebbe rimasto bloccato almeno un’ora dal concessionario. La mia collega era al telefono e io continuavo a guardare alternativamente il monitor e l’orologio.
Entra una signora, niente buongiorno, si siede davanti alla mia scrivania e appoggia la borsa con l’aria di chi ha appena convocato il consiglio di amministrazione.
“Allora, io devo pagare.”
“Buongiorno. Sto terminando una pratica urgente, ci metto davvero un minuto e sono subito da lei.”
“A me non interessa, io devo pagare.”
Non era entrata per chiedere se potesse pagare, evidentemente era venuta ad annunciarlo. Termino l’ultimo inserimento, invio la polizza e mi giro verso di lei.
“Eccomi. Mi dice cortesemente a chi è intestata la polizza?”
“A me, ovviamente.”
La guardo, aspettando che il suo nome mi arrivi per trasmissione telepatica. Non succede.
“Se mi ricorda cognome e nome riesco a cercarla. Abbiamo molti clienti e non sono bravissima a ricordarli tutti.”
“E non soltanto quelli, evidentemente. Comunque, XXX XYZ.”
La mia collega, ancora al telefono, alza appena gli occhi. Io cerco la posizione, controllo l’importo e le comunico che il titolare aveva già verificato il rinnovo.
“Sono 256,50 €. Non c’è stato alcun aumento rispetto all’anno scorso.”
“Va bene, facciamo 200 € e siamo a posto.”
Nell’ufficio cala un silenzio strano. La mia collega gira lentamente la testa verso di noi e perfino il maialino delle mance sulla scrivania sembra avere strabuzzato gli occhi.
“Mi dispiace, ma non posso decidere io il prezzo. Al massimo posso abbuonarle i 50 centesimi, per il resto devo farle pagare l’importo indicato.”
“Chiami il titolare. Ci parlo io.”
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