Ci sono clienti che entrano sapendo perfettamente che cosa vogliono. Lei, invece, entra sapendo soltanto che noi dovremmo già saperlo.

Cliente mai vista prima.

“Ciao, sono venuta.”

La battutaccia “Mi fa piacere per lei, a me non capita dai tempi di Alessandro Magno” sarebbe perfetta, ma evito di condividere la mia tragica situazione.

“Buongiorno, mi dica.”

“Eh, sono qui, no?”

E sti c***i non ce li mettiamo, cara?

Cerco comunque di capire se mi sia sfuggito qualcosa.

“Scusi, l’abbiamo telefonata noi per convocarla?”

“Ma nooooooo, sono venuta a prendere il regalo!”

Aridaje… ma chi te conosce?

“Guardi, sono in piena attività e non la seguo proprio. Quale regalo?”

Lei mi osserva come se fossi io quello arrivato impreparato all’appuntamento.

“Ma come quale regalo? Oggi è la festa dei gatti e sono venuta a prendere i regali per i miei pelosetti.”

E qui, come già accaduto in tante novelle del Diario, il mio neurone pazzerello abbandona la partita a Tetris con i suoi fratelli, pigia il tasto “citazioni dotte anche se alquanto sceme” e recupera una celeberrima pubblicità degli anni ’80.

“E io chi sono, Babbo Natale, eh?”

Con tanto di barba bianca e cappellino regolamentari immaginari.

Secondo voi ha capito l’allusione?